|
ROMA Nel prossimo futuro bisognerà andare a scuola
fino a 18 anni. E’ quanto ha stabilito ieri il
governo nell’ambito della riforma dell’istruzione
varata dal ministro Moratti nel 2003. Il consiglio
dei ministri ha dato il via libera a due decreti
attuativi: quello relativo al cosiddetto
”diritto-dovere”, quello sull’”alternanza
scuola-lavoro”.
I cardini della riforma
Prevede un primo ciclo di istruzione che va dalla
scuola primaria a quella secondaria di primo grado
(corrispondenti alle attuali materna, elementare,
media, in tutto 8 anni). Un secondo ciclo (omologo
all’attuale media superiore, di 4 o 5 anni) che
prevede l’alternanza tra scuola e lavoro. Abolisce
la dicitura ”scuola dell’obbligo” (attualmente fino
a 15 anni) prevista dalla Costituzione introducendo
il ”diritto-dovere” alla frequenza fino a 18 anni.
Riorganizza un sistema di valutazione con verifiche
periodiche e sistematiche sulle scuole italiane. Per
completare la riforma devono ancora essere definiti,
e approvati, i due ”rami” del secondo ciclo:
l’istruzione superiore e la formazione
professionale.
Il diritto-dovere di andare a scuola .
Stabilisce per tutti gli italiani la necessità di
apprendere per almeno 12 anni. L’obbligo scolastico
fu introdotto nel 1859 e riguardava solo la scuola
elementare. Nel ’62 fu allargato fino ai 14 anni e
nel 2000 ai 15. Nel prossimo futuro abbraccerà
l’intero ciclo scolastico anche se le opposizioni
accusano l’estensione di essere puramente virtuale:
la sostituzione dell’”obbligo” con il ”dovere”
(concetto meno potente dal punto di vista giuridico)
riporterebbe di fatto il limite alla fine del primo
ciclo, equivalente alla terza media.
L’alternanza scuola-lavoro
Gli studenti usciti dal primo ciclo (le attuali
medie) devono decidere se completare gli studi al
liceo o frequentare corsi di formazione
professionale, propedeutici a un mestiere. Tali
corsi prevedono stage presso enti pubblici e
privati, enti di ricerca, imprese, mondo del
volontariato. In teoria la scelta è reversibile. Si
può passare da un percorso all’altro.
I tempi
Dal prossimo anno scolastico, 2004-2005 la scolarità
obbligatoria si allungherà di un anno, passerà dagli
attuali nove a dieci. Il pieno regime della riforma
prevede dodici anni di scuola.
Le sanzioni
I Comuni vigileranno sull’adempimento delle norme da
parte delle famiglie servendosi anche della recente
anagrafe degli studenti istituita presso il
ministero dell’Istruzione che segnalerà eventuali
abbandoni. Le sanzioni per i genitori inadempienti,
annuncia il ministro, diventeranno più dure.
Attualmente c’è un richiamo e un’ammenda pecuniaria.
Ma tali sanzioni rimangono, nella stragrande
maggioranza dei casi, sulla carta.
I costi della nuova scuola
Per le statali non ci sarà alcuna tassa di
frequenza. Come adesso, a carico delle famiglie
rimane l’acquisto dei libri.
Il tutor della formazione professionale
Da non confondere con il tutor delle elementari. Chi
sceglierà la formazione professionale sarà seguito
da tutor interni all’istituto ed esterni, per gli
stage.
La polemica
Secondo il ministro Moratti la riforma adeguerà
l’Italia ai parametri europei, un’organizzazione di
questo tipo è già in vigore in Francia e Germania. I
due sistemi, licei e formazione professionale, sono
dichiarati ugualmente educativi e soprattutto
complementari e interconnessi. Per i contestatori
della riforma l’alternativa tra cultura e mestiere è
di fatto un ritorno al passato, ripristina i
privilegi di censo, obbliga il ragazzo a una scelta
precoce e definitiva. La reversibilità della scelta
è considerata inoltre impraticabile: un apprendista
elettricista difficilmente potrà inserirsi, in
corsa, nel processo di apprendimento del greco
antico. E viceversa.
|