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Una ricerca condotta da «Treellle» e
dall’Istituto Cattaneo
Il voto degli intervistati: «Appena sufficiente»
ROMA - Gli italiani non sembrano molto interessati a
quanto accade nel mondo della scuola. Non si
appassionano al dibattito sulle riforme. Se si
sollecita un giudizio generale assolvono con un sei
il mondo dell’istruzione. Ma scendendo nei dettagli
sono consapevoli che molte cose non vanno: dalla
preparazione professionale della maggioranza dei
docenti al fallimento dell’obiettivo principale
della macchina scolastica, la preparazione al
lavoro. Sono i risultati, spesso contraddittori,
dell’indagine sugli orientamenti dei cittadini
riguardo all’istruzione realizzata dall’Istituto
Carlo Cattaneo e da «Treellle», un’associazione
diretta da Antonio Oliva e presieduta da Umberto
Agnelli.
DISINFORMAZIONE - L’aspetto che colpisce di più è lo
scarso impegno degli intervistati - un campione
statistico di 2.597 adulti tra i 18 e i 64 anni - a
tenersi aggiornati sull’evoluzione della scuola. Il
34 per cento del campione ammette di essersi
aggiornato poco o niente. Un altro 42 per cento
sceglie il termine «abbastanza», piuttosto
indecifrabile. Tra le fonti prevalgono l’esperienza
personale (59 per cento) e dei figli (26). Solo sei
cittadini su cento affermano di tenersi informati
attraverso radio, tv e giornali. Se la scuola
risulta essere un argomento poco interessante e
trascurato dai più, di chi è la colpa? «Una parte
della responsabilità - dice Attilio Oliva - va
attribuita alla scarsa trasparenza della scuola
stessa. In Italia accusiamo un forte ritardo per
quanto riguarda gli strumenti di conoscenza e
valutazione dei processi formativi, a differenza di
quanto accade all’estero». Insomma una scuola
autoreferenziale, opaca in qualche modo induce la
gente a non occuparsi di essa. «In Europa le
rilevazioni sui risultati della scuola - spiega
Thomas Alexander, ex responsabile del settore
Education dell’Ocse - provocano spesso accesi
dibattiti». «Negli ultimi trent’anni - osserva
Ferdinando Adornato, presidente della Commissione
Cultura della Camera -. idee come il merito o la
professionalità hanno finito con l’acquisire un
significato negativo. La scuola si è trasformata in
un luogo di socializzazione diventando sempre meno
interessante».
OBIETTIVI MANCATI - Dall’indagine dell’Istituto
Cattaneo e di «Treellle» emerge che gli italiani non
apprezzano molto le prestazioni del sistema
scolastico. La preparazione al mondo del lavoro,
l’obiettivo che l’82 per cento degli intervistati
considera molto importante o importantissimo,
seguito a breve distanza dagli altri: insegnare a
rapportarsi con gli altri (80), accesso
all’università (77), insegnare a pensare
criticamente (75), continuare ad imparare da soli
(75), risulta clamorosamente mancato per il 74 per
cento del campione.
MATEMATICA BOCCIATA - La materia-chiave per gli
intervistati è l’italiano: oltre il 90 per cento dei
cittadini intervistati le riconosce «molta
importanza. Al secondo e terzo posto si piazzano
l’inglese e l’informatica. Seguono la matematica e
le scienze. Per Giancarlo Gasperoni, il direttore
dell’Istituto Carlo Cattaneo che ha presentato
l’indagine, la sottovalutazione delle discipline
scientifiche desta forte preoccupazione anche alla
luce del richiamo minimo esercitato dalle facoltà
scientifiche e della scarsa competitività del Paese
sul piano della ricerca di base e applicata. Le
materie ritenute meno utili in assoluto risultano
essere la filosofia e il latino, due pilastri della
cultura umanistica.
INSEGNANTI - Solo il 37 per cento degli intervistati
è convinto che gli insegnanti in possesso di una
buona formazione professionale siano più numerosi di
quelli che ne sono privi. La valutazione negativa
del corpo docente è particolarmente diffusa fra gli
intervistati più giovani: ben il 70 per cento dei
18-30enni dichiara che i docenti «bravi» sono una
minoranza.
Giulio Benedetti
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