|
Se
si parte dall’assunto che:
a)
in primis, le modalità di impiego dei docenti e le
scelte relative all'organizzazione didattica sono
competenza esclusiva delle istituzioni
scolastiche nell'ambito della loro autonomia (cfr.
DPR 275/1999, legge n.59/1997, Titolo V
Costituzione)
b)
in secondo luogo (e in subordine) il contratto
nazionale di lavoro definisce in modo unitario la
funzione docente e considera di competenza di ogni
insegnante, in quanto parte costitutiva della stessa
"funzione docente" i compiti affidati dal D.Lvo
approvato il 23.1.2004 alla funzione tutoriale
ne deriva, a nostro avviso, l’assoluta legittimità
della scelta di non concentrare tali funzioni (e
tutte insieme) in alcuni docenti creando di fatto
delle "figure" sovraordinate e diverse.
Il D.Lvo n.59/2004 (norma legislativa contestata e
oggetto di ricorsi, ma, per ora, in vigore) prevede
lo svolgimento di alcune "funzioni" e "attività" ben
delineate (vedi art. 7, comma 5 e art.10, comma 5).
Per la precisione, cinque: assistenza tutoriale a
ciascun alunno, rapporto con le famiglie,
orientamento per la scelta delle attività opzionali,
cura della documentazione del percorso formativo,
coordinamento delle attività didattiche ed
educative.
Noi riteniamo che questa parte del Decreto debba
essere oggetto non di sterile contrapposizione
ideologica (della serie "no al tutor, no alle
funzioni tutoriali, no alla riforma, no a tutto")
ma che possa costituire l'occasione per una
riflessione, di natura pedagogica, sulle modalità di
attuazione di queste funzioni. Riflessioni avviate,
ad esempio, con grande serietà e competenza da
Giancarlo Cerini su Notizie della scuola o dal CIDI
nazionale e milanese
Ora è indubbio che buona parte di queste funzioni
sono svolte da parecchio tempo all'interno delle
scuole. Può essere questa l'occasione per
ridefinirne le modalità all'interno del POF.
Il punto di fondo - e la differenza "sostanziale"
con la tesi del tutor inteso come diversa "figura
docente"- è che noi riteniamo che queste funzioni,
invece di essere accentrate, quali patrimonio
esclusivo di alcuni, debbano essere svolte, gestite
e ripartite fra tutti i docenti, in un rapporto di
contitolarità, collegialità, condivisione.
In questo senso, non proclamiamo affatto un generico
e indistinto “tutti tutor”, diciamo piuttosto
"no al docente (unico) tutor", "sì allo
svolgimento delle "funzioni tutoriali diffuse".
Per entrare nel merito, queste funzioni devono
essere "declinate". Non è sufficiente affermare
genericamente che tutti le svolgono. Si tratta di
precisare come. Noi riteniamo ad esempio che alcune
di esse debbano esser assunte da tutti i docenti,
senza particolari distinzioni e divisioni di
compiti. Fra queste, l'assistenza agli alunni (tutti
gli insegnanti contitolari si occuperanno
dell’assistenza tutoriale a ciascun alunno. Ma non
è inopportuno precisare meglio, nel POF, i tempi le
modalità e le occasioni -non si può dire: sempre e
comunque- che si utilizzeranno per la particolare
cura e attenzione a tutti gli alunni, secondo i loro
bisogni differenziati di attenzione, ascolto, aiuto
alla maggiore responsabilizzazione di ciascuno…), il
rapporto con i genitori (è bene gestire le relazioni
con i genitori non in maniera separata ma
“unitariamente” come docenti contitolari o, meglio
ancora, come gruppo docente), la cura della
documentazione del percorso formativo (è fuor di
dubbio che tutti gli insegnanti del team sono
titolari di questa competenza. Ma il “percorso” è
un’evenienza complessa che va documentata -come
qualunque lavoro di gruppo organizzativamente
valido- con suddivisione di compiti precisi e
definiti tra i membri del team ).
Il cosiddetto “orientamento per la scelta delle
attività opzionali” deve essere, invece, rifiutato
come funzione tutoriale autonoma, perché è l’unica
(tra le cinque indicate) specificamente sintonizzata
sul progetto di spezzatino pedagogico della
riforma. Tale orientamento deve essere correttamente
ricompreso nella più ampia ed unitaria “assistenza
tutoriale agli alunni”, all’interno di un modello
organizzativo e di un progetto educativo unitari.
Il nostro punto di vista dunque è che queste
funzioni devono essere assunte ed "esplicitate" nel
POF della scuola in termini generali e "declinate"
da ciascun gruppo docente al proprio interno. Nella
gran parte delle scuole, si dice, vengono svolte da
anni..? Tanto meglio: è allora il caso di
esplicitare “come”, nel POF e nei “patti regolativi”
di team che costituiscono una parte rilevante delle
programmazioni didattiche o dei piani di lavoro
annuali. In questo senso allora il Collegio docenti
può utilmente deliberare dei "criteri generali"
assolutamente sostenibili sul piano della
legittimità.
Anche qui, cosa succede nel caso in cui il Collegio
si rifiuti di deliberare o rifiuti di esprimere
qualsiasi criterio (non solo per l'individuazione di
"docenti tutor" ma anche per la gestione collegiale
delle attività previste dall'art.7, comma 5 o
dall'art.10, comma 5 del D.Lvo n.59/2004)?
Escludiamo, in ogni caso, l’emissione da parte del
dirigente scolastico di un qualsivoglia decreto
formale di assegnazione dell’“incarico di tutor” a
uno o a più docenti dei vari team . Riteniamo, però,
che, proprio per garantire la sostenibilità di una
opposizione, fortemente motivata, all’individuazione
della ipotizzata figura di docente sovraordinato
gerarchicamente, in assenza di criteri, il dirigente
scolastico debba assegnare le funzioni tutoriali ai
vari team o Consigli di interclasse-classe secondo
le modalità sopra prospettate. Di fatto assegnando
ai docenti dei team, collegialmente, le funzioni di
assistenza tutoriale, rapporti con i genitori, cura
della documentazione e orientamento e individuando
per ciascun team o interclasse i docenti
coordinatori del gruppo stesso.
Nel caso in cui è il Collegio docenti a deliberare
in questo senso, si tratta senza dubbio di una
scelta positiva, propositiva, condivisa e che
può, ripetiamo, costituire un'utile occasione per
ripensare queste attività. Nel caso in cui sia il
dirigente scolastico ad assegnare le attività e/o a
chiedere a ciascun team di specificare come queste
vengono svolte, per quanto l'attribuzione sia
"diffusa" ed estesa a tutti (ruolo di coordinatore a
parte), è chiaro che si tratterebbe di una modalità
burocratica e di scarso respiro culturale e
pedagogico.
Comprendiamo la preoccupazione di chi insiste per un
rifiuto secco ed aprioristico: il no, “senza se e
senza ma”, sarebbe l’unico strumento per evitare che
si porti dentro le mura della scuola il “cavallo di
Troia” dell’anticamera dell’istituzione del docente
unico tutor.
Ma è proprio su questo punto che la nostra
“prognosi” differisce profondamente. Infatti,
l’unico modo per affossare definitivamente questo
strano animale pedagogico, figura sovraordinata
gerarchicamente, è quello di spiegare con
sufficiente attendibilità come e perché le funzioni
tutoriali sono già svolte (ed è necessario che
continuino ad essere svolte) da tutti gli
insegnanti, sia pure con suddivisione di compiti,
quando è necessario, tra i membri dei team. La
rivendicazione dell’autonomia delle istituzioni
scolastiche ha forza non se diciamo “tutti facciamo
tutto e non rompeteci le scatole”, ma se dichiariamo
nel POF quali concrete forme di flessibilità
didattica ed organizzativa utilizziamo .
|